
Nel mio primo articolo su questo blog mi sono occupato della drammatica situazione in cui versa il Tibet da ormai 60 anni. Ho denunciato le continue e perpetrate violazioni dei diritti umani che lì avvengono nell’oblio più assoluto della comunità internazionale e di come questo popolo, con una ricchissima cultura millenaria alle spalle, sia stato privato della libertà e della tradizione che vantava in seguito ad una aggressione senza precedenti nella storia messa in atto dal governo cinese.
Oggi voglio ritornare sul delicatissimo tema dei diritti umani violati in Cina.
Qualche tempo fa abbiamo appreso dai mass media di una rivolta che ha toccato la provincia dello Xinjiang: sono stati 800 i morti legati agli scontri che si sono venuti a creare tra i dimostranti uiguri, i cinesi di etnia han e la polizia; circa 3.000 le persone arrestate.
E’ evidente il fatto che il governo cinese non ha mai avuto, e continua a non avere alcun riguardo nei confronti delle manifestazioni di protesta che si susseguono sempre più numerose all’interno del paese; manifestazioni anche pacifiche, ma che sono sintomo di un disagio sempre più diffuso tra la gente delle varie etnie, destinate ad essere tristemente cancellate da una politica deleteria nei loro confronti messa in atto dal governo.
Si tratta di gente che quotidianamente si vede negare i diritti più basilari, come il diritto alla libertà ed alla vita. E questa mancanza continua di “ossigeno” non fa altro che sopprimere la persona, rendendola sempre più frustrata, avvilita e ribelle.
Ed è così che nascono questi moti di protesta, a volte pacifici e a volte meno: si tratta infatti di una volontà da sempre soppressa nell’uomo di chiedere qualcosa che dovrebbe essere scontato, e che da quelle parti di scontato ha ben poco.
La costante repressione nel sangue messa in atto in qualsiasi occasione dalla polizia, non fa che creare un circolo vizioso dove la persona non trova minimamente ascoltate le sue richieste e si vede immediatamente dopo dover ricominciare da zero come se nulla fosse successo, sapendo che non sarà mai ascoltata.
Come ho già spiegato nel mio articolo precedente la Cina, per via della grande influenza economica che ha ormai acquisito a livello internazionale, si fa forte con i vari paesi del mondo: chi infatti osasse farle presente la questione dei diritti umani, sarebbe prontamente minacciato dal punto di vista economico.
E’ quello che molte volte è successo fino ad ora, ma da qualche giorno a questa parte la Cina è ben più felice poiché ha avuto la dimostrazione di come la sua politica ricattatoria ha sortito un buon effetto: è di qualche giorno fa infatti una notizia abbastanza triste per chi ha a cuore i diritti umani.
Il Dalai Lama, guida spirituale dei buddhisti tibetani e leader del governo tibetano in esilio, per la prima volta nella storia non è stato ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti durante il suo ultimo viaggio che ha fatto qualche giorno fa negli States. Tutto ciò è avvenuto, secondo la Casa Bianca, per non compromettere i rapporti con la Cina in vista della visita di Obama del prossimo mese nella grande potenza economica.
L’interrogativo che si è posto il mondo intero è di come sia stato possibile che Barack Obama, che sui diritti umani ha sempre portato avanti una grande battaglia, abbia preso questa decisione così inaspettata.
La risposta è sempre la stessa: meglio non turbare il grande colosso economico.
Anche perché c’è chi sostiene che la vera motivazione stia nell’enorme influenza che la Cina ha ormai nell’economia americana, poiché a seguito della pesante crisi economica ha finanziato la spesa pubblica americana investendo massicciamente il proprio denaro in titoli di Stato americani.
Vorrei infine far presente che un rifiuto del genere non l’aveva fatto neanche l’ex presidente Bush, che ha sempre preferito “turbare” la Cina con i suoi omaggi al leader tibetano, anteponendo la tematica dei diritti umani a quella dell’economia.
Ed ecco la svolta con Obama: non c’è stato nemmeno bisogno di subire il “ricatto preventivo” della Cina in occasione del possibile incontro con il Dalai Lama.
La lezione è stata recepita, quindi tanto vale non provarci neanche.
Un gran bello schiaffo per i diritti umani.
Spero e mi auguro soltanto che le cose non siano realmente quelle che sembrano.
Infatti il Dalai Lama ha affermato di non essere dispiaciuto per il mancato incontro con il presidente americano poiché, essendo sicuro che Obama farà presente a Hu Jintao il problema dei diritti umani in Tibet, ritiene che “una discussione più seria è meglio che soltanto una foto”.
Chissà, magari Obama ha un disegno ben più grande in testa ed ha ritenuto opportuno non compromettere i rapporti con la Cina per non minare fin dal principio un dialogo costruttivo riguardo certe altre tematiche altrettanto delicate come i programmi nucleari iraniano e nordcoreano, o il processo di pace in Medio Oriente e la lotta al terrorismo. Con il tema dei diritti umani che ha solo deciso di posticipare di data ma concretizzare nei contenuti.
Questo non lo sappiamo, quindi non ci resta che sperare in una realtà migliore, come lo stesso Obama ha ci ha abituato a fare…
Simone Italiano





