Ieri, con mia grandissima emozione, sono stato a Palermo per la commemorazione di Giovanni Falcone, nel 17° anniversario della strage di Capaci.
Questo è il testo dell’intervento che avrei voluto tenere nell’aula Bunker dell’Ucciardone dinanzi alle massime autorità istituzionali, cosa che per vari motivi non è stata possibile.
Diciassette anni fa moriva Giovanni Falcone.
La mafia lo ha fatto saltare in aria in un tratto di autostrada qui vicino, insieme a sua moglie Francesca e a tre uomini della scorta.
Noi siamo qui, 17 anni dopo, per ricordarlo.
Noi siamo qui per ricordare l’eroe, ma soprattutto l’uomo Giovanni Falcone.
Un uomo che ha sempre creduto nello Stato, arrivando a sacrificare la sua vita per esso.
Lo stesso Stato dal quale noi siciliani, oggi, vogliamo delle risposte.
Dico questo perché cosa mi risponde lo Stato quando gli chiedo che fine ha fatto l’agenda rossa di Paolo Borsellino, agenda dove il magistrato annotava tutto, scomparsa subito dopo la strage di via D’Amelio? O che fine hanno fatto i contenuti dei notebook dello stesso Falcone che noi oggi commemoriamo, eliminati o modificati subito dopo la strage.
Io chiedo a voi, uomini delle Istituzioni, cosa deve pensare un siciliano, una persona che vuole la sua terra libera dall’oppressione mafiosa, quando vede una persona che lo ha governato per ben 5 anni festeggiare con i cannoli la sua condanna per favoreggiamento? E questa stessa persona diciotto anni fa è saltata agli onori della cronaca per aver insultato Giovanni Falcone in una trasmissione televisiva dandogli del magistrato corrotto. E come se niente fosse successo in questi anni oggi questa persona di cui sto parlando siede in Senato!
Che idea dello Stato si deve fare lo stesso siciliano quando sente Mangano definito un eroe da parte di uomini delle Istituzioni?
O quando vede Giovanni Falcone commemorato da una delle massime cariche di questa Repubblica, che è stato socio in affari con dei boss mafiosi.
Rispondetemi, è questo lo Stato per il quale ha combattuto e ha dato la sua vita Giovanni Falcone?
Non vi sembra un oltraggio alla sua dignità, al sacrificio che ha fatto per noi?
Non sono e non voglio sembrare un “eversivo”, quindi cercherò ora di smorzare un po’ i toni.
Mi rifaccio a delle parole di Paolo Borsellino il quale diceva che “purtroppo i giudici possono agire solo in parte alla lotta alla mafia, ma è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando i giovani alla cultura dello Stato e delle Istituzioni”.
E’ verissimo.
Al posto di tagliare fondi alla scuola e all’università, io invito i nostri governanti ad istituire nelle scuole un’ora la settimana dedicata alla legalità. Dalle elementari alle superiori. E’ così che si combatte la mafia.
Se oggi io chiedessi ai miei coetanei cosa sono stati in Italia gli anni di Piombo, la maggior parte di loro non saprebbe rispondermi.
Magari sanno chi è Giovanni Falcone, ma non sanno chi è Rocco Chinnici. Sanno chi è Paolo Borsellino, ma non sanno chi è Beppe Alfano.
Bisogna radicare nei più giovani questa cultura della legalità. Perché la legalità è anche un valore.
I giovani di oggi devono sapere cosa sia stata e cosa è la mafia. I meccanismi perversi che ruotano intorno ad essa, le vite che ha spezzato, i sogni che ha stroncato a tanta gente come noi. E lo devono apprendere dalla scuola.
Il fatto che la mafia oggi non uccida più non vuol dire che bisogna abbassare la guardia. Anzi, bisogna alzarla. La mafia non uccide più perché continua a fare affari grazie alla sua collusione con la politica. E questo bisogna dirlo.
E’ cominciando dalle nuove generazioni che si crea la società di domani, una società civile dove credere che la mafia può essere sconfitta non è solo un’utopia…
Era questo il sogno per il quale hanno dato la vita Giovanni Falcone e tutti gli altri eroi…
Lo dobbiamo a loro.
Simone Italiano
Hai ragione,non so niente della lotta alla mafia ,e probabilmente sono una di quelle che quando gli chiedi cosa siano stati gli anni di piombo non sa risponderti.Me ne vergogno,ma con il cuore vinto dalla tristezza ti dico anche che sono una ragazza come le altre ,che non riuscirà mai ad odiare la mafia “veramente” fin quando non gli porterà via un amico o un parente.Non è egoismo,ma allora perchè non sento dentro di me quella scintilla che mi dice che la mafia – se pur con fatica- può essere sconfitta?Perchè io sono la prima a non lottare?
cristina