
Ieri ricorreva il 17° anniversario della strage di via Mariano D’Amelio, dove morirono Paolo Borsellino e 5 uomini della scorta.
Sono passati 17 lunghi anni da quel giorno d’estate in cui venne fatto saltare in aria il giudice antimafia più popolare d’Italia.
17 anni che dicono molto, pieni di speranze, di dubbi, di delusioni, di amarezze.
Quella della strage di via D’Amelio è stata sicuramente una delle pagine più buie della storia del nostro paese.
Una strage che ha suscitato sdegno, rabbia e dolore nell’opinione pubblica ancora scossa dal crudele eccidio di Capaci. Che ha sempre portato e continua a portare numerosi interrogativi su di essa.
In questi anni quelle che hanno fatto più discutere sono state le vicende giudiziarie che non hanno ancora chiarito esattamente le circostanze in cui si è svolta. Vicende che hanno individuato nei mandanti boss della mafia come Totò Riina; già chiuse, ma che sembrano riaprirsi.
Questo perché sono tanti i misteri che ruotano intorno ad essa, a cominciare dalla famosa agenda rossa nella quale il magistrato annotava tutto, scomparsa dalla sua valigetta subito dopo la strage.
Valigetta anch’essa scomparsa per pochi minuti dal luogo dell’attentato per poi essere ritrovata nell’auto ancora in fiamme del giudice. E nel frattempo fotografata nelle mani di un colonnello dei Carabinieri, Giovanni Ambrogioli.
Cosa ci facesse quella valigetta nelle mani di un uomo dello Stato rimane tuttora un mistero. Uno dei tanti ancora irrisolti. Per i quali continua a lottare Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che da 17 anni attende ancora giustizia per suo fratello.
E’ un uomo forte Salvatore, determinato nelle sue battaglie. Battaglie di giustizia e di verità, affinché tutti quegli interrogativi che riguardano l’assassinio di suo fratello vengano chiariti e non cadano nell’oblio.
Sulla strage si sono alimentati numerosi misteri, come quello dell’agenda rossa. O delle macchine parcheggiate in via D’Amelio. Proprio così: a quanto pare venne tenuta nel cassetto un’ordinanza che impediva la sosta delle auto in via D’Amelio. Ordinanza che, non ottemperata, si rivelò fatale.
O del posto in cui venne azionato il detonatore, individuato da Gioacchino Genchi nel Castello Ultveggio, allora centro del SISDE, luogo dal quale si ha un panorama straordinario di Palermo e un’ottima veduta su via D’Amelio.
Come possa essere accaduto che un comando di morte contro un uomo dello Stato sia stato azionato in un centro dei servizi segreti civili è forse il più inquietante interrogativo che riguarda questa strage.
Interrogativi, misteri, ma non solo. Eventi poco chiari, che messi insieme tra loro non fanno altro che delineare un contesto che prende sempre più la forma di una strage di Stato.
Come l’incontro del primo luglio 1992 tra il giudice e l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, attuale vicepresidente del CSM, dal quale il magistrato ne uscì letteralmente sconvolto. Incontro di cui l’allora ministro dice di non ricordarne l’esistenza, anche perché del giudice diceva di “non conoscerne la fisionomia”. Nel quale venne sicuramente prospettata a Paolo Borsellino la trattativa tra lo Stato e la mafia, alla quale non fece altro che mettersi di traverso, pagando a caro prezzo quella decisione.
Questi sono molti degli episodi da chiarire, ancora da accertare. Sui quali dopo 17 anni ancora non è stata fatta luce. Ed è anche per questo che in occasione del 17° anniversario della strage sono stati programmati degli eventi simbolici che hanno preso spunto da questi fatti.
Come la “marcia delle agende rosse” partita sabato 18 da via D’Amelio e proseguita fino al Castello Ultveggio. Una marcia lunga e faticosa ma dal valore altamente simbolico, che ha visto partecipi personaggi noti come Salvatore Borsellino che l’ha organizzata, la sorella Rita, Gioacchino Genchi, Pino Masciari, Luigi de Magistris e Sonia Alfano, ma soprattutto gente comune proveniente da tutta Italia, che con non poca fatica si è presa il compito di “portare un pezzo di Paolo nel proprio cuore” come ha detto Salvatore Borsellino.
E’ stato molto toccante vedere come migliaia di persone si siano unite per mostrare al mondo la loro voglia di giustizia per Paolo. Persone che sono state presenti sia fisicamente, ma che hanno dovuto far fronte anche a delle spese economiche e a sacrifici non indifferenti come quello della salita del monte Pellegrino. Giovani, uomini e donne di tutte le età, padri e madri di famiglia che hanno portato anche i propri figli per farli crescere nella cultura e nei valori della legalità. Era sicuramente questo il sogno di Paolo.
Dopo 17 anni questa gente che chiede giustizia è molto più fiduciosa di prima. Questo perché la magistratura di Palermo e Caltanissetta sta portando avanti, nell’indifferenza totale degli organi di informazione, una revisione del processo anche sulla base delle dichiarazioni del boss pentito Spatuzza e del figlio di Vito Ciancimino, Massimo, che dice di aver pronto da consegnare il famoso “papello” che illustrerebbe la trattativa tra la mafia e lo Stato.
Non ci resta che sperare in un positivo risvolto di queste indagini, almeno per restituire giustizia e verità ad uno dei più grandi eroi della nostra Patria.
Simone Italiano
Bravo Simone,
anche io sono convinto del fatto che l’attentato a Paolo Borsellino sia maturato in un contesto che sicuramente ha visto una diretta relazione tra mafia e stato.Tralaltro,purtroppo, soprattutto in Sicilia molte volte politica e mafia hanno stabilito rapporti di connivenza per interessi vari da entrambe le parti.
La cosa che mi lascia amareggiato è come sia stato possibile che lo stato italiano possa aver deciso di scendere a patti con un organizzazione criminale,tradendo di fatto,tutti quelle persone che ogni giorno sono schierate in prima linea in questa lotta, come magistrati e forze di polizia.
Ritengo importantissimo che tutti i cittadini prendano coscienza di questa situazione, anche grazie a manifestazioni come la marcia delle agende rosse del 18 luglio a palermo.A tal proposito, i mezzi di informazione(TG e giornali) giocherebbero un ruolo importantissimo nella divulgazione.Purtroppo però sembra che ritengano più importanti altre notizie: basti pensare che pochi giorni fa tutti i tg aprivano con la notizia della frattura del polso del Papa…..