
In uno dei miei recenti articoli mi sono occupato della cosiddetta “Onda Verde” nata in Iran a seguito delle elezioni presidenziali dello scorso 12 giugno, vinte in maniera non del tutto trasparente dal presidente uscente Ahmadinejad.
All’indomani delle elezioni sono scese in piazza milioni di persone accomunate da uno slogan, il famoso “Where is my vote?” che ha fatto il giro del mondo, per chiedere verità e giustizia riguardo all’esito delle stesse presidenziali, su cui cala l’ombra dei brogli.
Questa protesta del tutto pacifica, portata avanti soprattutto dai giovani ed aiutata dallo strumento di internet, ha suscitato subito una vasta eco nel mondo intero, sensibilizzando tutta l’opinione pubblica.
Vorrei ora soffermarmi su alcuni punti che mi hanno colpito particolarmente.
La cosa che più mia ha colpito ma soprattutto amareggiato è stato il “sensazionalismo” dei mass media. Mi spiego meglio. Quando sono sorti i primi moti di protesta, tutti pronti a caccia dello scoop: ecco allora l’Onda Verde, Mousavi, la protesta, la repressione e quant’altro che possa fare tendenza al momento.
Ma quando i giorni passano e l’argomento è già “passato di moda”, allora il sipario può benissimo calare. E’ successo per il Tibet alla vigilia dei Giochi Olimpici, per il golpe in Honduras e per tante altre drammatiche realtà, che non sto qui ad elencare.
E’ questa l’amara verità di un’informazione che ci vuole sempre più vittime dello scoop, della tendenza e del sensazionalismo e mai partecipi delle tristi realtà che ci circondano giorno per giorno.
Da quando ho scritto l’articolo nel quale mi occupavo di questa tematica si sono avvicendati molti episodi che, come dicevo prima, non hanno avuto il dovuto spazio nei tg, nei giornali o nelle radio.
Uno di questi è stato sicuramente l’Eketaf, lo sciopero islamico lanciato dal leader riformista Mousavi dal 6 all’8 luglio scorso. Uno sciopero pacifico che è consistito nel gridare tutte le sere dai tetti delle case “Allahu Akbar”, scrivere sulle banconote, ritirare i soldi e chiudere i conti correnti nelle banche statali.
Durante il suo svolgimento i partecipanti si sono fermati dalle loro attività quotidiane come il lavoro e si sono recati nelle moschee a pregare. Inoltre hanno digiunato come nel mese di Ramadan, dall’alba al tramonto.
Tutte dimostrazioni di un movimento non violento che, mai come prima, non ha fatto altro che rispettare, senza mai infrangerle, le leggi coraniche e quelle della Repubblica Islamica.
Sciopero che non è bastato a far riaccendere i riflettori su questa parte di mondo che chiede ancora giustizia.
Come non è bastato neanche l’appello dell’avvocatessa per i Diritti Umani e Premio Nobel per la Pace, l’iraniana Shirin Ebadi che in giro per l’Europa ha chiesto ai vari Paesi di prestare più attenzione verso questi avvenimenti e di fare sempre più pressioni al Governo iraniano affinché cessino tutte le violenze.
E’ proprio di questi giorni la denuncia del candidato sconfitto Mousavi, il quale afferma che un centinaio di persone arrestate per via della protesta post elettorale sono state messe sotto tortura in questi 50 giorni di prigionia; persone comuni soprattutto, ma anche giornalisti, parlamentari, ex vice-presidenti ed ex ministri.
“Torture medievali” le ha chiamate il leader riformista, che hanno fatto confessare agli attivisti dell’Onda Verde i loro “legami con i nemici” e il loro “piano per rovesciare la Repubblica Islamica”.
Finte verità in finti tribunali mi verrebbe da dire.
Come ha fatto intendere anche l’ex Presidente Khatami, che ha recentemente affermato che il processo è una farsa e che le confessioni non sono valide. Il tutto perché quello che le autorità iraniane definiscono processo è in realtà una violazione della Costituzione.
Ed infine è di ieri la notizia che Ahmadinejad è stato confermato Presidente dalla massima guida spirituale iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, durante la cerimonia ufficiale dell’investitura. Cerimonia che per la prima volta non è stata trasmessa in diretta televisiva e che si è tenuta durante l’ennesima manifestazione con conseguente repressione nel sangue di centinaia di persone che manifestavano nelle strade di Teheran.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente americano Barack Obama hanno già annunciato che non invieranno le consuete congratulazioni al presidente iraniano proprio a causa dei forti dubbi legati alla regolarità delle elezioni.
E’ un piccolo gesto, soprattutto simbolico, ma molto importante.
Vedremo cosa faranno gli altri governanti…
Simone Italiano
bravo Simone, è lodevole che tu sia sensibile alle ingiustizie del mondo..complimenti, continua così..!
“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”. (Ernesto Che Guevara)
a dir poco vergognoso…purtroppo in questi paesi ke nn sn liberi è sempre così…e intanto se la popolazione si ribella li uccidono…